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N. 98 Van Eyck e la pittura a olio

27 Agosto 2015 Commenti chiusi

La tecnica del colore a olio, accanto all’uso della tempera, nel Quattrocento fu perfezionata dal pittore fiammingo Jan Van Eyck (1390-1441): essa creava effetti di luce  unici in quanto si potevano sovrapporre successive velature ai colori che si asciugavano molto lentamente e i  vari strati di colore traslucidi rendevano le figure brillanti.

Nell’Agnello mistico e nelle opere fiamminghe in generale, lo spettatore sembra ricompreso illusoriamente nella rappresentazione, per l’uso di una linea di prospettiva dell’orizzonte più alta, che rende il dipinto “avvolgente”, come se stesse per rovesciarsi sull’osservatore.

Vennero usate inoltre più fonti luminose, che crearono  ombre e  riflessi, definendo le diverse superfici dei tessuti, dei gioielli, degli elementi vegetali, del cielo .

La maggior parte delle informazioni sul polittico dell’Agnello mistico deriva dall’iscrizione sulla cornice e da qualche riscontro. Sull’iscrizione si indica che il quadro fu iniziato dal pittore Hubert van Eyck (1366 – 1426), di cui si hanno pochissime notizie, e fu completato dal fratello Jan. Alcune lettere in rosso, se lette come cifre romane, compongono la data del 1432. Tra il 1426 e il 1432 Jan lavorò sul polittico.

Dalla lastra tombale di Hubert, nell’Abbazia di San Bavone a Gand, si desume la data di morte del 1426, ma è impossibile  distinguere nel polittico la sua mano  da quella di Jan, che invece è ben documentata.

Nell’Agnello mistico la monumentalità delle figure della parte superiore del quadro contrasta con i paesaggi  ricchi di figure della parte inferiore dello stesso.

Nel complesso non si notano disomogeneità molto evidenti: i colori, la luce e gli spazi risultano uniformi

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