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N.59 Dal racconto a voce alla fiaba scritta dei fratelli Grimm

2 Febbraio 2014 Commenti chiusi

 Jacob e Wilhelm Grimm  (1785-1863) (1786-1859) non furono autori di favole inedite, le annotarono, come cronisti, mentre le ascoltavano da altri. Le fiabe furono raccolte dai fratelli Grimm.

 Nel 2005 l’UNESCO ha posto la  loro raccolta di fiabe nel Registro della Memoria del Mondo http://unesco.de/mow.html?&L=2

Le favole dei fratelli Grimm sono  esempi di narrativa popolare di diversi autori.Poi, quando, agli inizi del XIX secolo, venne meno la tradizione orale, i Grimm decisero di scrivere queste favole di autori diversi da loro .

Iniziarono a raccogliere le fiabe, che le persone, di solito donne, raccontavano. Marie Hassenpflug, colta e di buona famiglia, Dorothea Viehmann, furono due narratrici. Da piccola Dorothea Viehmann aveva ascoltato nell’osteria di suo padre, le storie raccontate dai viaggiatori. Nel quadro I fratelli Grimm dalla narratrice di fiabe, di Louis Katzenstein (1822-1907) della fine del XIX secolo, Jacob e Wilhelm Grimm sono ritratti come cronisti in ascolto di Dorothea Viehmann. Uno dei due fratelli Grimm più sullo sfondo, trascrive su un libro la fiaba che viene raccontata.

Cenerentola è una fiaba probabilmente proveniente dalla Cina o, secondo altri, dall’antico Egitto, narrata in innumerevoli versioni, in vari stati del mondo.

In Occidente le versioni più note sono quella di Charles Pérrault (1628-1703)(che trascrisse una fiaba di Giambattista Basile, 1566-1632) e quella dei fratelli Grimm. L’omonimo film Cenerentola di Walt Disney , del 1950, è una versione del XX secolo. 

V.Post N.71 su Pérrault e Basile

Fonti: Sabria David, La fiaba vive. La nascita di opere aperte, dalla narrativa popolare a Wikipedia

http://www.slow-media.net/sabria-david  ;    Goethe Institut Italien  2013  www.goethe.de

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Mi sorge spontaneo riflettere sull’epoca in cui vissero i Grimm, la fine del 700. Quando i due fratelli  erano ancora adolescenti in Italia, a Recanati, nasceva il geniale poeta e scrittore Giacomo Leopardi  (1798-1937).

 

 

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N.46 Il ladino e le Dolomiti, patrimonio dell’UNESCO

15 Agosto 2013 2 commenti

La lingua ladina, ancor oggi parlata  in Trentino- Alto Adige, nelle valli della Ladinia dolomitica (val di Fassa, val Gardena, val Badia, Marebbe, Livinallongo, Cortina d’Ampezzo ), è una lingua romanza (v.post n.2) derivata da una trasformazione della lingua latina dei militari e mercanti romani, che unirono all’Impero Romano la Rezia, il Tirolo d’oggi (nel 15 a.C. Tiberio e Druso, figliastri di Augusto, si spingeranno fino al lago di Costanza e al Brennero).

Nel 550 d.C., dopo il crollo dell’Impero Romano, con l’arrivo dei Bavari, prevarrà la lingua germanica su quella derivata dalla colonizzazione romana, ma la lingua retoromanica ladina resisterà come minoranza linguistica delle Dolomiti fino ai nostri giorni.

Il ladino conserva tracce del lessico prelatino, dei dialetti tirolesi e alto italiani. Il ladino dolomitico (o ladino centrale) è la parte centrale di un sistema linguistico più vasto che comprende la zona del Canton Grigioni (Svizzera) ove si parla il romancio (o ladino occidentale) e la regione Friuli, con il friulano (o ladino orientale).

A Vigo di Fassa ha sede l’Istituto Culturale Ladino, dotato di una ricca biblioteca che tutela la cultura e  le tradizioni della valle.I Ladini sono il terzo gruppo linguistico della regione Trentino-Alto Adige, accanto al gruppo tedesco ed a quello italiano.

L’Italia è entrata a far parte dellUNESCO, nata nel 1945, nel 1948 e ha il maggior numero di beni inseriti nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità, 49 siti tra culturali e naturali. 195 Stati fanno parte di quest’Agenzia dell’ONU.

Nel giugno 2009, 9 zone delle Dolomiti sono diventate patrimonio mondiale dell’Unesco: 1.Pelmo e Croda da lago, nella provincia di Belluno; 2.La Marmolada, tra la val di Fassa (TN) e la valle del Cordevole (BL); 3.LePale di S.Martino e le Dolomiti bellunesi; 4.Le Dolomiti friulane e d’oltre Piave; 5.le Dolomiti settentrionali tra BL e BZ; 6.In Alto Adige, Puez- Odle; 7. Lo Sciliar- Catinaccio, Latemar, tra BZ e TN; 8.Il Rio delle Foglie, a sud di BZ; 9.Le Dolomiti del Brenta. 

Le foto sono tratte dal sito www.dolomitiunesco.it.

Fonti: Beatrice Calamari “Fiemme e Fassa” Publinord (TN); Aldo Gorfer “Le valli del Trentino” , 1975, Manfrini Arti Grafiche Vallagarina ; www.istladin.net  ; www.dolomitiunesco.it ; http://www.unesco.it/cni/index.php/archivio-news/62-nuovi-stiti-nel-patrimonio-unesco