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N.8 CIAO CIAO – Smack- Salve – Il linguaggio dei saluti

2 Novembre 2012 3 commenti

I saluti hanno la funzione di mediare il rapporto con l’altro, aprendo e chiudendo diversi tipi di scambi comunicativi.

Buongiorno e buonasera, ad es., presuppongono la volontà di seguire le regole vigenti nella nostra comunità, per cui il mancato saluto di persone che si conoscono è considerato un’offesa.

I tipi di saluti sono molto vari.

Un caso significativo è  quello di ciao, dal veneziano s-ciao «schiavo»: originato evidentemente da un saluto cerimonioso («schiavo vostro») , è poi diventato la formula di saluto confidenziale per eccellenza, diffusa anche all’estero come fortunatissimo italianismo.

Nella scelta delle formule di saluto entrano in gioco quattro fattori socio-situazionali:

(a) il momento della giornata; (b) le variabili sociodemografiche età, sesso, ruolo;(c) la posizione del saluto nell’interazione: approccio, commiato, di passaggio;(d) la natura del saluto, individuale o di gruppo.

Quanto al fattore (a), si può scegliere tra buongiorno, buon pomeriggio ( in qualche zona d’ Italia) o buonasera; riguardo a (b),  tra  tu, voi o lei, tra buongiorno o ciao; quanto  a (c), tra buondì, arrivederci, di nuovo; rispetto a (d), tra vi saluto o arrivederla.

È probabile che il sommarsi di questi fattori abbia favorito l’attuale semplificazione  dei saluti.    ….Emblematica  l’attuale fortuna di salve, saluto di antica origine, affermatosi come formula capace di annullare i problemi di scelta.

Ad ampliare il repertorio si sono anche affermate formule appartenenti a lingue straniere, come ad es. bye-bye e, (h)ola.

….Le formule di saluto sono impiegate anche in altri tipi discambi comunicativi.

Nella comunicazione epistolare, in cui le formule di saluto erano tradizionalmente elementi di chiusura imprescindibili, sono scelte, in un repertorio che va da un estremo di formalità e di ritualità (distinti saluti, sentiti ossequi) ad un estremo di familiarità ( bacioni) e di libertà espressiva (salutissimi, baciotti, bacio bacio, smack, come nel linguaggio dei fumetti, ciauuuu).

La pratica del saluto rimane importante anche nelle nuove forme di comunicazione,  chat line, sms, e-mail, posta elettronica, nelle quali l’assenza di saluti è considerata  una violazione alle regole del galateo di Internet ( la cosiddetta netiquette ).

A seconda del mezzo, si conserva un legame più o meno stretto con lo stile comunicativo conversazionale o, nel caso della posta elettronica, con quello epistolare tradizionale.

I messaggi e-mail tendono ad adeguarsi  allo stile epistolare, ad es. per quanto riguarda la presenza fissa di formule di saluto finali che vengono spesso utilizzate anche in apertura, come nelle relazioni a voce.

 Fonte: Sabina Canobbio, Formule di saluto, Enciclopedia Treccani

http://www.treccani.it/enciclopedia/formule-di-saluto_(Enciclopedia-dell’Italiano)/

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Il galateo e le regole di civiltà obbligano ancora al saluto tra due persone che si conoscono “di vista” , si incrociano quotidianamente a casa, o in ufficio, o al corso in palestra, o entrambi  pendolari che si ritrovano regolarmente sul medesimo mezzo di trasporto?

Se la semplificazione impera, basta solo un cenno sorridente col capo, o un gesto di saluto  con la mano, o nemmeno questi?

Negli sms, scritti sempre in modo frettoloso, c’è spazio per un “ciao” o un “grazie”? Ridurremo il ciao ad una semplice ”c”? Che cosa ne pensate?

N.7 Linguaggio dei fumetti di W.Disney, S.Tofano – Splash, slam, smack

31 Ottobre 2012 1 commento

Walt DisneyA differenza di altri mass media, l’influenza del fumetto sulla lingua e sui ragazzi è oggi  diminuita rispetto  agli Anni Cinquanta Ottanta .

Nato negli Stati Uniti nel 1895, il fumetto giunge in Italia nel 1908, senza, però, per lungo tempo, le nuvolette.

Una striscia italiana dell’epoca di Topolino Il Signor Bonaventura,  di S. Tofano, utilizzava  diminutivi , espressioni da opera lirica (come ad es. giusto ciel!), uno stile delle filastrocche per bambini . Non era un fumetto contemporaneo, come grafica e lingua.

Tra le convenzioni del fumetto, una costante fu la presenza di ideofoni (parole onomatopeiche indicanti rumori o emozioni) da bang a boom, da slurp a smack provenienti, spesso, da parole inglesi di senso compiuto, come gulp «boccone, sorso» da to gulp =deglutire, mumble «mormorio» da  to mumble=borbottare, sigh «sospiro».

     Nacquero nuove parole con basi italiane, formate sul modello inglese con finale in consonante, come strap (strappare), sgrat (grattare), rasp (raspare), zomp (zompare, saltare), che si possono considerare pseudoanglicismi .

     Molti termini sono  passati ,poi,  dal fumetto all’italiano e sono stati registrati dai dizionari, come splash, slam. Tramite fumetti western come «Tex» e «Zagor»  gli ispanismi  trovano  per questa via un canale di diffusione nell’italiano contemporaneo. In genere  la testata scelse il tipo di linguaggio, per cui ad esempio «Corto Maltese» sfrutterà termini marinareschi (cacciatorpediniera,  piroga)

         Sono presenti, inoltre,  espressioni letterarie  o latineggianti, quali me misero, me tapinosursum corda, che  furono spesso impiegati nei primi fumetti Disney tradotti in Italia, con un uso ironico della letterarietà e del linguaggio parlato. Fin dai primi numeri di Topolino anche l’uso dei puntini di sospensione e la serie di più punti interrogativi ed esclamativi diventano una costante.

    La comicità nacque, prima di tutto, dall’ambientazione nel mondo di topi, paperi e altri animali.

    L’  influenza del parlato-scritto angloamericano non scese mai al di sotto della grammatica: la sintassi fu molto semplificata,  per le dimensioni esigue delle nuvolette.

   Altre particolarità furono le interiezioni   (sweeeshh, oohhh), il lettering (cioè delle modalità grafiche nell’uso delle parole), il grassetto per contrassegnare l’elevato volume della voce, l’emotività.