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N.41 Stradivari e Cristòfori: un lombardo creò armoniosi violini, un veneto il pianoforte

17 Giugno 2013 Nessun commento

 Antonio Stradivari (in luogo vicino a Cremona 1643 – Cremona 1737) fu un liutaio che costruì oltre 1100 violini, viole e almeno 80 violoncelli,  suonati dai massimi musicisti di ogni tempo, tra cui N. Paganini (v.post n.55) e G.B. Viotti. Lavorò nella bottega di Nicola Amati a Cremona. Nel 1680 aprì una sua bottega, ove realizzò molti altri strumenti. Ebbe 11 figli, dei quali due, Francesco (1671-1743) e Omobono (1679-1742), seguirono la sua professione. Già prima del 1700 la sua fama aveva superato quella degli Amati e degli Stainer.

 Il Maestro Uto Ughi suona un violino Guarneri del Gesù del 1744, che possiede un suono caldo dal timbro scuro, e uno Stradivari del 1701 denominato Kreutzer perché appartenuto al violinista a cui Beethoven aveva dedicato la famosa Sonata. Della  foresta di Paneveggio, possesso dei Conti del Tirolo, della Casa d’Austria, dopo la 1a guerra mondiale del demanio italiano, poi della regione Trentino-Alto Adige, infine della Provincia Autonoma di Trento,  gli abeti rossi costituiscono quasi il 90% degli alberi della foresta, oltre all’abete bianco, al larice e al pino cembro. Si racconta che fosse Stradivari in persona ad aggirarsi qui alla ricerca degli alberi più idonei, plurisecolari, il cui legno, grazie alla particolare capacità di “risonanza”, forniva la materia prima ideale per le casse armoniche. Il legno dell’abete rosso è particolarmente elastico, trasmette bene il suono e i suoi canali linfatici sono come piccolissime canne d’organo.

Bartolomeo Cristòfori (Padova 1655-Firenze 1732), cembalaro e liutaio, cercò di rendere possibile nel clavicembalo la graduazione del suono, sostituendo ai saltarelli a becco di penna i saltarelli a martello, che trasformarono il clavicembalo in “clavicembalo col piano e col forte“, cioè nell’odierno pianoforte. La priorità della sua invenzione (del 1698, ma annunciata nel 1711) venne impugnata da rivali (le case tedesche Schröter, Silbermann) e messa in dubbio da alcuni studiosi moderni. Strumenti da lui costruiti sono conservati tuttora a Padova, Colonia, New York. Nel 1739 Domenico Del Mela inventò il pianoforte verticale, ma il brevetto fu depositato nel 1800 dall’americano I. Hawkins.

Fonti: www.treccani.it/enciclopedia  http://www.parcopan.org/it/territorio/ambienti/la-foresta-di-abete-rosso-p92.html

ATTUALITA’
Mediante la tecnica  basata sull’irraggiamento con raggi x   di un violino Stradivari di un collezionista inglese, vari ricercatori di atenei italiani, tra cui alcuni del  Dipartimento di Fisica di Università di Milano, hanno studiato i materiali e le  decorazioni della tavola armonica ed è stato possibile scoprire un particolare  inchiostro, chiamato ferro gallico, utilizzato all’epoca come  inchiostro da scrittura. http://www.scienzainrete.it/contenuto/news/stradivari-senza-segreti-grazie-ai-raggi-x/luglio-2013

N.14 Il linguaggio della musica.L’opera. Verdi. Muti

2 Dicembre 2012 11 commenti

La scrittura della musica
Quando ancora non si usavano gli strumenti e si faceva musica solo con il canto, per scrivere le note si usarono piccoli segni indicati sopra o sotto le parole dei testi da intonare.
Si chiamarono neumi e segnalarono quando la melodia doveva scendere o salire.
In seguito il monaco Guido d’Arezzo, intorno all’anno 1000, inventò il rigo musicale sul quale scrivere questi segni, indicandone con precisione l’altezza. Nacquero le note, l’alfabeto della musica .
Per apporre sul testo scritto la durata dei suoni, dal XIII secolo i compositori utilizzarono una forma per le note lunghe ed un’altra per quelle brevi. Tale metodo con qualche modifica ancora oggi è usato.

I tre elementi della musica: la melodia, l’armonia, il ritmo.  Per comporre un brano musicale, bisogna saper accostare con gusto i suoni, rispettando precise regole di composizione.
Spesso ci capita di canticchiare un motivo che abbiamo sentito e ricordiamo: questa è la melodia.
Per quanto bella, una melodia senza accompagnamento si perderebbe: ha bisogno di essere sostenuta da note ‘amiche’, meno appariscenti, per dare al brano musicale armonia.
Terzo elemento della musica è il ritmo. Quando si ascolta un pezzo musicale trascinante e si muovono i piedi o battono le mani, si sta battendo il tempo, ripetendo la successione di colpi forti e deboli del brano.

L’opera
L’opera nacque a Firenze, quando, nei primi anni del XVII secolo, l’idea di musicare un testo dall’inizio alla fine era un’assoluta novità.
Per certi aspetti l’opera è simile alle fiabe, in quanto in entrambe l’incredibile diventa verosimile, come, ad esempio, nel Don Giovanni (1787) di Wolfgang Amadeus Mozart ( 1756-1791), in cui, di notte, in un cimitero, una statua di marmo si mette a cantare, minaccia il suo assassino, accetta un suo invito a cena e lo trascina all’inferno!

Il teatro in musica
Quando un musicista voleva comporre un’opera, ricercava una storia ed un poeta che la raccontasse in versi: otteneva così il testo, detto libretto, su cui componeva la partitura.
Le tre componenti dell’opera, il testo, il canto, l’orchestra, potevano essere usate liberamente dal compositore.
Nelle opere del XVIII-XIX secolo, i compositori bloccarono l’azione e, per un tempo in apparenza lunghissimo, fecero ripetere ai cantanti le stesse parole varie volte, con diverse intonazioni, per far capire l’animo dei protagonisti.
Il carattere dei personaggi dell’opera, che cantavano sempre anche in situazioni tragiche, veniva mostrato dal modo in cui questi cantavano e dal tipo di musica. Quando la musica era brillante, con ritmi pungenti, rivelava il carattere frivolo, malizioso del protagonista, se era dolcissima, unita ad un canto lento e pacato, mostrava l’indole buona, malinconica del soggetto della storia.
In scene di grande eccitazione, il compositore poteva intrecciare le voci di più personaggi combinandole magistralmente coi suoni, in modo da rendere superflua anche la comprensione delle parole.

La commedia in musica
Prima di Mozart, l’opera era costituita da una rigida alternanza di parti dialogate e di arie.
Nella parte dialogata (il recitativo) la musica si limitava a pochi interventi, mentre lo scambio di battute tra i personaggi portava avanti l’azione; nell‘aria, o melodia, viceversa, il cantante poteva esibirsi in virtuosismi, ma l’azione si bloccava. Mozart, invece, legò recitativi e arie in un flusso continuo, rendendo lo svolgimento della vicenda più spontaneo e naturale. Mozart compose diverse opere in collaborazione con il librettista italiano Lorenzo Da Ponte ( v. post n. 35) creando le commedie in musica Le nozze di Figaro, Don Giovanni, Così fan tutte, in cui s’intrecciarono momenti comici e drammatici.

Gioacchino Rossini e l’opera buffa
A Napoli, ove nacque l’opera buffa, questa era molto popolare poiché al pubblico piacevano storie semplici e divertenti che, dopo mille peripezie, si concludevano con un lieto fine.
Gioacchino Rossini (1792-1868) dette a questo genere musicale fama europea, con una vitalità ed un’energia nuove.
Uno dei tratti che contraddistinsero la sua musica fu il ritmo, che si scatenava sia nei vertiginosi crescendo, che negli strepitosi finali d’atto.
Nel crescendo una melodia suonata piano, cresceva, cresceva, fino ad un fortissimo esplosivo. Ad es. nell’ouverture (il brano strumentale che introduceva l’opera) de Il barbiere di Siviglia  la musica acquistava velocità come una locomotiva lanciata in una folle corsa, mentre il suono, all’inizio debole, diventava sempre più corposo man mano che si aggiungevano i vari strumenti dell’orchestra.
Nei finali d’atto tutti i personaggi erano contemporaneamente in scena, travolti da una musica velocissima: le loro parole si sovrapponevano in un ritmo così rapido da diventare irriconoscibili , con un effetto comico irresistibile.

Giuseppe Verdi  ( v post n.40) e il melodramma (v.post n. 43)
Vincenzo Bellini (1801-1835) e Gaetano Donizetti (1797- 1848) furono due compositori che resero celebre il melodramma.
Le appassionanti vicende di amore e morte, argomento prediletto delle loro opere, furono cantate su musiche piene di sentimento e di languore.
Con Giuseppe Verdi (1813-1901), invece, la scelta degli argomenti si ampliò: nel melodramma entrarono storia, politica, rapporti familiari, conflitti di potere, religione, passioni. La musica di Verdi, vigorosa e guizzante infiammò anche gli animi dei patrioti italiani, al tempo delle lotte per l’unità d’Italia.
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Riccardo Muti: la musica delle opere di Verdi è moderna
Il maestro Riccardo Muti, in un’intervista apparsa sul Corriere della Sera dell’11 novembre 2012, illustra quali difficoltà Giuseppe Verdi richiedesse all’orchestra nell’esecuzione delle musiche.
Nel Macbeth (1847), ad es. chiedeva un virtuosismo: di produrre un suono MUTO, NON emettendolo!!!
Verdi indicava sonorità espressionistiche, velocità delle note ed indicazioni di sonorità vocale nel fraseggio, estremamente moderne.
Ogni musicista o direttore d’orchestra che legge una partitura s’immagina i suoni che però, poi, deve riuscire a rendere o a far emergere, superando le difficoltà tecniche dei singoli strumenti.
In Verdi e nell’opera italiana il legato è uno dei problemi fondamentali: la lingua italiana è una delle più belle del mondo in quanto è paragonabile ad un fiume che scorre.
Il legato della musica deriva dal legato della lingua italiana di chi deve cantare.
In Verdi ogni parola è come una scultura ed il modo di pronunciarla è molto più importante che in Bellini o Donizetti.
Quando si canta oggi non si dovrebbero spezzare le parole.

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Riassumendo, vissuti in ordine cronologico tra il XVIII, XIX, XX secolo, ricordiamo:
Wolfgang Amadeus Mozart ( 1756-1791), Gioacchino Rossini (1792-1868), Vincenzo Bellini (1801-1835), Gaetano Donizetti (1797-1848), Giuseppe Verdi (1813-1901).

Fonti:
Rita Valentino Merletti, Angela Mazzoccoli, Narrare con i suoni, Enciclopedia dei ragazzi, 2004, www.treccani.it/enciclopedia/narrare-con-i-suoni_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/
Riccardo Muti, Corriere della Sera 11 novembre 2012

Il dipinto che ritrae Giuseppe Verdi è riportato nel sito www.150anni.it nella sezione personaggi ed è opera di G. Boldini, 1886.