Archivio

Archivio per la categoria ‘Storia della formazione della lingua’

N.82 Il primo vocabolario italiano

28 Novembre 2014 Commenti chiusi

Il primo vocabolario della lingua toscana fu prodotto  nel 1612 dall’ Accademia della Crusca, nata nel gennaio 1583, per ritornare alla lingua di Dante Aligheri , dolce lingua da adottare  come lingua italiana letteraria.

Gli Accademici fiorentini De Rossi, Salviati, Grazzini e altri iniziarono a preparare il contenuto del vocabolario nel 1602 e seguirono uno schema di lavoro preciso e regolare: copiarono singolarmente una carta di Boccaccio (1313-1375), una di Dante (1265-1321), una di Petrarca (1305-1374) alla setttimana, ne sottolinearono i termini in ordine alfabetico, per poi discutere sull’uso del greco e del latino, sullo stile, sull’ortografia, sull’impiego di esempi e nel predisporre le singole voci.

Oltre ai letterati trecentisti sopracitati, s’ispirarono a qualche autore del 400 e 500 e all’Ariosto(1474-1533) e al Machiavelli (1469-1527).

V.Post n.11 sulla Storia della formazione dell’italiano e post n.86 sulle Accademie

N.46 Il ladino e le Dolomiti, patrimonio dell’UNESCO

15 Agosto 2013 2 commenti

La lingua ladina, ancor oggi parlata  in Trentino- Alto Adige, nelle valli della Ladinia dolomitica (val di Fassa, val Gardena, val Badia, Marebbe, Livinallongo, Cortina d’Ampezzo ), è una lingua romanza (v.post n.2) derivata da una trasformazione della lingua latina dei militari e mercanti romani, che unirono all’Impero Romano la Rezia, il Tirolo d’oggi (nel 15 a.C. Tiberio e Druso, figliastri di Augusto, si spingeranno fino al lago di Costanza e al Brennero).

Nel 550 d.C., dopo il crollo dell’Impero Romano, con l’arrivo dei Bavari, prevarrà la lingua germanica su quella derivata dalla colonizzazione romana, ma la lingua retoromanica ladina resisterà come minoranza linguistica delle Dolomiti fino ai nostri giorni.

Il ladino conserva tracce del lessico prelatino, dei dialetti tirolesi e alto italiani. Il ladino dolomitico (o ladino centrale) è la parte centrale di un sistema linguistico più vasto che comprende la zona del Canton Grigioni (Svizzera) ove si parla il romancio (o ladino occidentale) e la regione Friuli, con il friulano (o ladino orientale).

A Vigo di Fassa ha sede l’Istituto Culturale Ladino, dotato di una ricca biblioteca che tutela la cultura e  le tradizioni della valle.I Ladini sono il terzo gruppo linguistico della regione Trentino-Alto Adige, accanto al gruppo tedesco ed a quello italiano.

L’Italia è entrata a far parte dellUNESCO, nata nel 1945, nel 1948 e ha il maggior numero di beni inseriti nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità, 49 siti tra culturali e naturali. 195 Stati fanno parte di quest’Agenzia dell’ONU.

Nel giugno 2009, 9 zone delle Dolomiti sono diventate patrimonio mondiale dell’Unesco: 1.Pelmo e Croda da lago, nella provincia di Belluno; 2.La Marmolada, tra la val di Fassa (TN) e la valle del Cordevole (BL); 3.LePale di S.Martino e le Dolomiti bellunesi; 4.Le Dolomiti friulane e d’oltre Piave; 5.le Dolomiti settentrionali tra BL e BZ; 6.In Alto Adige, Puez- Odle; 7. Lo Sciliar- Catinaccio, Latemar, tra BZ e TN; 8.Il Rio delle Foglie, a sud di BZ; 9.Le Dolomiti del Brenta. 

Le foto sono tratte dal sito www.dolomitiunesco.it.

Fonti: Beatrice Calamari “Fiemme e Fassa” Publinord (TN); Aldo Gorfer “Le valli del Trentino” , 1975, Manfrini Arti Grafiche Vallagarina ; www.istladin.net  ; www.dolomitiunesco.it ; http://www.unesco.it/cni/index.php/archivio-news/62-nuovi-stiti-nel-patrimonio-unesco

N.25 La comunicazione tra giovani

23 Gennaio 2013 Nessun commento

Per linguaggio giovanile si intende la varietà di lingua usata da adolescenti, costituita da particolarità lessicali e fraseologiche.

L’uso di una varietà di lingua si unisce alla velocità nel comunicare,  ad uno stesso modo di vestire, al ritrovarsi negli stessi luoghi,  usando spesso telefonini, lettori mp3.

All’interno del gruppo  i giovani trattano di varie tematiche:la scuola, l’amore, il sesso, le amicizie, il divertimento, l’uso di sostanze stupefacenti, la velocità nella guida dell’auto….

La difficoltà d’ inserimento nel mondo del lavoro ed il lento abbandono della famiglia d’origine rallentano la maturazione dei giovani .

L’uso di una forma particolare di italiano da parte dei giovani sembra rispondere a tre funzioni :

1.  identitaria, d’appartenenza al gruppo; 2.  ludica; 3.  di autoaffermazione, sia nei confronti del gruppo, sia al suo interno.

Segue in Continuazioni,  http://ideabrillante.blog.tiscali.it/continuazioni

Fonte: Michele A. Cortelazzo, Il linguaggio giovanile, Enciclopedia dell’italiano 2010,  Treccani

http://www.treccani.it/enciclopedia/linguaggio-giovanile_(Enciclopedia-dell’Italiano)/

N.24 Alla scoperta delle parole: sciacchetrà, una perla di vino

16 Gennaio 2013 2 commenti

Le donne di Riomaggiore viste da Telemaco Signorini 1864

La parola sciacchetrà incuriosisce in quanto poco comune.

Circa l’origine del nome singolare di questo vino delle Cinque Terre,  alcuni pensano provenga dalla  denominazione data alle Cinque Terre, Sciacchetrà, e poi al vino qui prodotto, dalla babele di lingue,  usate all’epoca  in cui  i  pirati saraceni  infestavano le coste italiane, frammisti a libici e marocchini, quando Genova e Pisa non riuscirono più ad  opporsi alle  loro incursioni.

La fama dello sciacchetrà giunse a Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Gabriele D’Annunzio,  Eugenio Montale.

Da qui i vigneti illuminati dall’occhio benefico del sole e dilettissimi a Bacco si  affacciano su Monte Rosso e sui gioghi di Corniglia, ovunque celebrati per il dolce vino…”      (Francesco Petrarca, 1304-1374);

“…quel fiero sciacchetrà che si pigia nelle cinque pampinose terre…”(Gabriele  D’Annunzio, 1863-1938)  ;

“…il tipo classico, bevuto sul posto, autentico, al cento per cento, supera di gran lunga  quel farmaceutico vino di Porto…”(Eugenio Montale, 1896-1981).

Nell’enciclopedia Treccani, invece,  il termine è indicato come formato dalle parole liguri sciacca e tra’, «schiaccia e tira via»,  riferite alla rapida separazione del mosto dalle vinacce, subito dopo la pigiatura.

Sulla costa  in Liguria, da La Spezia  a Portovenere, per chi si sposta da Est ad Ovest  sorgono cinque paesini : Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso,  costituiti da grappoli di case arroccate sul ripido pendio delle Alpi Apuane. I vitigni coltivati per produrre vino sono del genere Albarola, Vermentino e di un tipo che  i locali chiamano “Bosco”, non meglio identificato. Danno due tipi di vino: il bianco Cinque Terre, più comune, secco, aromatico, da pesce, e  lo sciacchetrà, ottenuto da una certa uva  fatta passire su lastre di lavagna al sole: più di  cento chili di uva passita per dare qualche litro di vino.

Lo sciacchetrà è vino raro che si vende in boccette da 375 centilitri. Da giovane si  presenta dorato, mentre dopo qualche anno diventa bruno. È vino da dessert, da sorseggiare in  minuscoli bicchieri di vetro.

Fonti:

http://www.treccani.it/vocabolario/sciacchetra/, http://www.cinqueterre-campogrande.com/campogrande/vino_dei_poeti.html

Leggendario sciacchetrà, Emo Tana, Accademico di Firenze, Civiltà della tavola, Accademia italiana della cucina 2005, pag.68 http://www.accademiaitalianacucina.it/articoli/161_68.pdf

L’immagine di destra riproduce il dipinto di Telemaco Signorini (1835-1901) Riomaggiore. L’autore del blog è disponibile a rimuovere l’immagine, se lesiva di diritti d’autore.

N.4 Neologismi olandesi del XVI secolo di Stevin, matematico eclettico

22 Ottobre 2012 Nessun commento

Simon Stevin  (1548-1620 ), fiammingo di cultura enciclopedica, aveva  molteplici interessi (algebra, geometria,meccanica) fu matematico, contabile, ingegnere, docente all’università di Leida, scienziato.

Sostenne la necessità di arricchire la lingua olandese, identificatrice di una coscienza nazionale che emergeva nel Rinascimento: una lingua scientifica nuova,comprensibile da tutti i connazionali, in sostituzione del latino,  usato nella cultura e nella scienza,  conosciuto  da pochi.

Creò e diffuse una terminologia scientifica olandese, usando parole preesistenti o coniandone di nuove, combinando termini della lingua comune, tradotti dal latino e dal greco.

Sostenne che gli uomini primitivi avevano  una conoscenza istintiva dell’essenza delle cose, poi andata perduta insieme  all’enorme confusione delle lingue.

Questa sua lingua, il duytsch, era , quindi, un’evoluzione di quell’unica lingua “oertaal“, usata dagli antenati, costituita da elementi semplici, monosillabici, corrispondenti ognuno ad un concetto .

Fonte:

Inter@lia settembre 2002-C.Cona

http://europa.eu.int/comm/translation/reading/periodicals/interalia/index_it.htm

http://ec.europa.eu/translation/italian/magazine/documents/issue22_it.pdf

 

N.3 Linguaggio, abito del pensiero. Intelligenza verbale. Johnson. Buzan. La Dante

22 Ottobre 2012 11 commenti

Samuel Johnson  (1709-1784) letterato, critico, poeta inglese che scrisse, tra le sue opere, anche il primo dizionario della sua lingua, sosteneva che il linguaggio è l’abito del pensiero.

Per Tony Buzan, esperto di attività cerebrali, consulente internazionale ed ideatore delle “mappe mentali”,  giocare con le parole, mescolare parti di esse per trovarne di nuove, eseguire anagrammi, giochi di enigmistica, creare poesie burlesche, facendo amicizia con le parole, provando un piacere nell’imparare il significato di quelle non conosciute, sviluppa, con la ripetizione costante, una sempre più ampia memoria ed intelligenza verbale.

Quest’ultima è una delle dieci intelligenze dell’uomo, oltre all’intelligenza creativa, sociale, spaziale, numerica, spirituale, personale, sensuale, sessuale, fisica. Ognuna di queste intelligenze aiuta le altre : chi studia musica ha, p.es., una migliore memoria verbale.

Lo studio dell’italiano e della matematica aiuta il cervello a raffinare i processi mentali, a pensare più chiaramente.

La migliore tecnica per memorizzare consiste nello studiare per periodi di 20-40 minuti, per, poi, fare una pausa, nel creare associazioni tra parole-chiave relative alle nozioni studiate,  nel ripassare dopo 1 ora, 1 giorno, 1 settimana, 1 mese, 6 mesi per acquisire le nozioni stabilmente.

Fonte: Tony Buzan, L’intelligenza verbale, Frassinelli 2007

—————————————————————————–

Il sito  della Dante Alighieri http://adottaunaparola.ladante.it/ per arginare l’impoverimento del lessico italiano incoraggia ad adottare una parola per diventarne “custodi” per 1 anno, cercando di vincere la tendenza a semplificare il nostro linguaggio anche in Internet. Si vuole incentivare, invece, il corretto uso dei termini.

Quella da me adottata è “distinguibile” in quanto apprezzo ogni persona che si impegna per sviluppare le proprie qualità e capacità, distinguendosi in positivo.

“La ragione rende distinguibile l’uomo dagli altri animali” è la citazione che preferisco.

N.2 Plurilinguismo: ogni anno il 26 settembre. Consiglio Europa

20 Ottobre 2012 Nessun commento

Ogni anno il 26 settembre è la giornata europea delle lingue per incoraggiare il ‘plurilinguismo’, come statuito dal Consiglio d’Europa.
Sul nostro pianeta ci sono 6.000.000.000 di persone che parlano tra 6. 000 e 7. 000 lingue diverse.
Le lingue differiscono l’una dall’altra nei suoni, grammatica, vocabolario e nei  modelli del discorso. Tutte le lingue sono realtà altamente complesse.
L’inglese, per esempio, ha preso in prestito durante i secoli  alcune parole da più di 350 lingue. Le lingue europee stanno prendendo in prestito molte parole dall’inglese.
La maggior parte delle lingue europee possono essere raggruppate, per le origini comuni, in un unico gruppo: la grande famiglia linguistica indo – europea.
Le famiglie linguistiche in Europa più parlate raggruppano le lingue germaniche, le lingue romanze e le lingue slave.
La famiglia delle lingue romanze ha come membri il rumeno, l’italiano, il corsico, lo spagnolo, il portoghese, il catalano, l’occitano, il francese, il romancio, il ladino (v.post n.46) ed il sardo.
La famiglia afro – asiatica comprende il maltese, l’ebraico e il berbero che usano un piccolo numero di caratteri alfabetici.
La maggior parte delle lingue usa l’alfabeto romano (o latino).
Le cinque lingue che si parlano di più in Europa, secondo il numero dei persone di madre lingua, sono il russo, il tedesco, l’inglese, il francese e l’italiano.
Alcuni esperti del settore hanno stimato che durante questo secolo almeno la metà delle lingue del mondo, e forse di più, moriranno. Tutte le tracce di una lingua possono sparire nell’arco di due generazioni quando i bambini non crescono a contatto con essa.

Fonte: http://edl.ecml.at/Home/Thecelebrationoflinguisticdiversity/tabid/2972/language/it-IT/Default.aspx