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Archivio per la categoria ‘Società’

N.119 Gamba de legn, antico mezzo di trasporto su terra

24 Luglio 2017 Commenti chiusi

Il Gamba de Legn’ (in dialetto milanese) nel 1879, era  un tram a vapore, con motrici tedesche, che viaggiava tra Milano e Magenta, per 23 km di lunghezza, con una diramazione da Sedriano per Inveruno e Càstano Primo, passando, in questo ultimo caso, nei campi di gelso per la coltivazione del baco da seta, nelle filande.

Era un mezzo di trasporto innovativo per quel tempo in cui si viaggiava a cavallo.

I  passeggeri potevano salire su diverse carrozze, di prima o seconda classe, venendo trasportati ad una velocità di una decina di chilometri all’ora, in città, di 15 km/h in campagna, 5 km/h in caso di brutto tempo che impedisse la visibilità. Il capolinea milanese era nell’odierna piazza Baracca.

Quando c’era la nebbia il convoglio doveva essere preceduto da un uomo a piedi con fischietto che avvertiva del pericolo imminente.

Il servizio, negli anni prima della guerra, venne gestito da una società di Càstano, con linee per Magenta e Càstano . Nel 1954 le corse furono ridotte, ci si oppose  all’elettrificazione della linea e nel 1957  il servizio fu soppresso.

N.118 El barchett, antico mezzo di trasporto su acqua

4 Luglio 2017 Commenti chiusi

Nella metà del XVIII secolo  una piccola imbarcazione collegava  sull’acqua Milano, Abbiategrasso, Magenta  ed era chiamata, in dialetto, el Barchett de Boffalora (paese limitrofo a Magenta), oggi Boffalora sopra Ticino.

Il servizio era documentato fin dal 1645 e, poi, venne gestito  dal 1777 da Giuseppe Castiglioni e soci, barcaioli di Boffalora,  fino al 1913, quando cessò di funzionare a causa della modernizzazione del Paese, voluta dal ministro  Giovanni Giolitti (1842-1928).

Il Barchett veniva condotto, durante tutto l’anno, da tre persone, due a bordo ed una a terra che  controllava i cavalli che trascinavano la barca dalla sponda del Naviglio. Si racconta che un cantastorie, il “Torototela” , mentre raccoglieva i soldi del biglietto fra i passeggeri , suonasse un buffo strumento, costituito da uno spago teso e da una zucca vuota, come cassa di risonanza.

Il Barchett fu ricordato anche nella letteratura e nel teatro da Paolo Valera nel libro “Gli scamiciati” del 1879, e nella commedia  “El Barchett de Boffalora” scritta da Cletto Arrighi, poeta milanese della Scapigliatura ( v. post n.16  ).

 

 

N.115 L’ora legale

3 Aprile 2017 Commenti chiusi

L’ora legale permette un risparmio energetico in conseguenza di un minore utilizzo dell‘illuminazione elettrica.

Nel 1916,  Austria, Repubblica di Weimar, Francia, Italia, Ungheria introdussero l’ora legale. In Italia l’ora legale venne adottata modificando il r.d.  10 agosto 1893 n. 490 relativo al  calcolo dell’ora. Gli Stati belligeranti della Prima Guerra Mondiale volevano risparmiare energia, per la carenza di carbone prodottasi durante il conflitto.

Dal 1940 al 1948 fu abolita e ripristinata varie volte, a causa della Seconda Guerra Mondiale.

In Svizzera, il governo federale decise che il fabbisogno elettrico poteva esser soddisfatto con l’ energia idroelettrica. Solo nel 1941- 1942, si provò ad introdurla ma  venne tolta nel 1943.

Nel 1970 l’ora legale vigeva soltanto in Italia. La Francia la reintrodusse, poi,  nel 1976, Austria e Germania nel 1980.

La Svizzera l’ adottò nel 1981 per uniformarsi al  funzionamento del mercato europeo. Nel 2010 l’Italia , recependo la direttiva europea 2000/84/CE , fissò l’inizio dell’ora legale alle ore 2:00 del mattino dell’ultima domenica di marzo, quando le lancette degli orologi vengono puntate sulle ore 03:00, e il termine alle 2:00 del mattino dell’ultima domenica di ottobre , con l’ora solare,  quando le lancette vengono riportate indietro all’ 01:00.

N.106 Cambiavalute e mercanti-banchieri

23 Maggio 2016 Commenti chiusi

La prima professione nel settore commerciale-finanziario fu quella del campsor o cambiavalute, che agevolava i pagamenti e che, tramite lettere di cambio (cambiali tratte), finanziava il commercio internazionale.

Dopo il Duecento sorsero, poi,  i mercanti- banchieri, a capo di Compagnie bancarie private, che finanziavano i prestiti ed i commerci internazionali ( in Toscana i Peruzzi, i Bardi, i Medici ).

Tra il Quattrocento ed il Cinquecento sorsero i banchi di prestito pubblico per sostenere le spese finanziarie per le guerre ( Monte dei Paschi di Siena, di S.Spirito a Napoli, di S.Ambrogio a Milano, di S.Giorgio a Genova). I banchi pubblici rilasciavano, a chi depositava presso di loro monete metalliche, ricevute , chiamate fedi di deposito o di credito, moneta di banco, moneta che sostituiva nei pagamenti le monete metalliche. Il valore della moneta di banco era rappresentato dal diritto di convertibilità in monete di un determinato peso, valore certificato dalla banca pubblica.

Nel  1600, quando i metalli diminuirono, nacque il biglietto di banca , emesso dalla banca di circolazione, poi definita banca di emissione.

Questa banca,  oltre ad operare sul mercato, emetteva, a fronte dei depositi  ricevuti e dei prestiti concessi, una quantità molto maggiore di biglietti rispetto alla riserva metallica, presente nelle proprie casse.

Il biglietto di banca era a taglio fisso e al portatore: quando veniva dato in pagamento non necessitava di apposizione di firma per la girata, non sostituiva la moneta metallica, ma era  moneta aggiuntiva. La  banca emittente garantiva la convertibilità dei biglietti in moneta metallica.

N.100 Storia di qualcuna delle 34 Expo

10 Ottobre 2015 Commenti chiusi

Nel 1928  l’Ufficio Internazionale delle Esposizioni (BIE) stabilì che le esposizioni universali dovevano tenersi ogni 5 anni , che  dovevano occuparsi di temi più generali e di interesse mondiale, mentre quelle internazionali di temi  particolari, attinenti alla vita comune.  Un’esposizione poteva durare da almeno 6 mesi (esposizioni universali) ad un minimo di 3 mesi (esposizioni internazionali).

Alla prima Expo, che ebbe luogo a Londra, nel 1851 l’Italia non partecipò, in quanto non esisteva ancora come Stato. Parteciparono  il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio.

Nel 1906 Expo si tenne in Italia, a Milano, come nel 2015. L’Acquario è un’opera rimasta, unico padiglione del Parco Sempione non  smantellato.

I francesi, a Parigi, ebbero la manifestazione, giunta al terzo appuntamento, nel 1855, poi, nel 1867 ed in seguito, in quella del 1889,  ultimarono la Torre Eiffel che non venne , a fine manifestazione, mai più smontata, come, invece, era previsto. Nel 1900  e nel 1937 ancora Expo tornò a Parigi.

Nel 1876  gli Stati Uniti organizzaranno la manifestazione a Philadelphia prima , poi, nel 1893 a Chicago.

Nel 1880 toccherà all’Australia a Melbourne  e alla Spagna nel 1888 a Barcellona  e nel 1992  a Siviglia.

Nel 1958 l’Expo di Bruxelles  permetterà di costruire tra l’altro l’Atomium che rappresenterà i nove atomi del cristallo di ferro.

Expo fu  in Germania ad Hannover nel 2000, ad Osaka in Giappone nel 1970, in Cina a Shangai nel 2010 si raggiunse il record di più di 73 milioni di visitatori.

Nel 2017 si terrà in Kazakistan l’ Expo Internazionale, mentre nel 2020 si terrà a Dubai negli Emirati Arabi l’Expo Universale.

V.POST N.93  su Milano, sede Expo 2015

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N.86 Le Accademie

22 Gennaio 2015 Commenti chiusi


Platone nel 387 a.C. fondò una scuola filosofica, l’Accademia, che prendeva il nome dalla località , un bosco, presso Atene , dedicato all’eroe Accademo.

All’inizio del V secolo una nuova scuola venne fondata come centro del neoplatonismo, chiusa, poi dall’imperatore Giustiniano nel 529.

Varie associazioni di artisti dei secoli successivi ripresero la denominazione di Accademia.

A Firenze si creò l’Acc. Platonica nel 1459, la Sacra Acc. Fiorentina nel 1540,  quella del disegno nel 1562, della Crusca  nel 1583.

A Roma quella di S.Luca nel 1577.L’attuale Accademia Nazionale di S.Luca sorse, attraverso alterne vicende fra la seconda metà del Cinquecento e la prima del Seicento, dall’antica Università delle Arti della Pittura di Roma. 

V.post n.43 e n. 11 sull’Arcadia e sulla formazione dell’italiano

N. 84 Guardia nobile e di rocca di S.Marino

11 Dicembre 2014 Commenti chiusi

La Repubblica di San Marino è un piccolo Stato, nella repubblica italiana, tra Emilia-Romagna e Marche. Ha un’estensione territoriale di circa 60 km² e 32.193 abitanti, è membro del Consiglio d’Europa e delle Nazioni Unite . Dal 2008 il centro storico (tra l’altro con la basilica di San Marino, alcuni conventi del XIV e XVI secolo, il Teatro Titano del XVIII secolo, il Palazzo Pubblico del XIX secolo) e il monte Titano sono diventati patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

La Guardia del Consiglio Grande e Generale o Guardia Nobile venne istituita nel 1741 per proteggere i Capitani Reggenti ed i componenti del Consiglio Grande e Generale. Questi militari indossano la divisa blu con ornamenti gialli, accompagnano i Diplomatici nelle cerimonie di presentazione delle credenziali, i membri di Governo e  i capi di Stato stranieri in visita, alzano e ammainano la bandiera nelle cerimonie, vigilano durante le sedute del Parlamento sammarinese e d’Arengo a Palazzo Pubblico.

La Guardia di Rocca, invece, è formata dal nucleo dei guardiani di rocca e dalla Compagnia d’Artiglieria, sorta nel 1754.Indossa divise dal colore verde acceso, presta servizio d’onore al Palazzo Pubblico. Era la guardia del forte di un tempo e costituiva l’artiglieria. Oggi vigila sulle vie d’accesso alla repubblica, svolge il servizio di sentinella, il cambio di guardia nelle sedi istituzionali più importanti, Palazzo Pubblico e Palazzo Begni. Ha compiti di controllo e di polizia doganale, accerta le violazioni amministrative, controlla la circolazione, scorta i valori.

N.83 La guardia svizzera

6 Dicembre 2014 Commenti chiusi

La Guardia svizzera pontificia è un corpo armato al servizio del papato dal 22 gennaio 1506, ancora operativo.

Papa Sisto IV stipulò un accordo, nel 1479, con la confederazione svizzera per reclutare mercenari elvetici. Il 22 gennaio 1506, 150 mercenari elvetici entrarono per la prima volta in Vaticano per difendere e servire Papa Giulio II.

Le guardie svizzere oltre a scortare il Papa, parteciparono a varie battaglie, come quella del 6 maggio 1527 durante il sacco di Roma, salvando Papa Clemente VII. Dei 189 svizzeri rimasero vivi solo i 42 che, all’ultimo momento, avevano accompagnato Clemente VII, nella fuga nel passaggio che collega il Vaticano a Castel Sant’Angelo. Il Papa ottenne che gli svizzeri sopravvissuti fossero inclusi nella nuova Guardia: solo 12 di essi accettarono.

Con la conquista di Roma da parte delle truppe italiane nel 1870, le guardie svizzere rimasero a difesa personale del Papa e Papa Pio X nel 1914 stabilì il numero dei militari in 100. Papa Pio XII portò il numero delle guardie svizzere ad oltre 300.

L’uniforme ufficiale delle guardie svizzere è a strisce di colore blu, rosso e arancione, di stile rinascimentale.

La divisa da lavoro è invece costituita da casacca e pantaloni  blu e basco nero.

N.79 Vieusseux crea una biblioteca ottocentesca moderna

2 Ottobre 2014 Nessun commento

Giovan Pietro Vieusseux , (1799-1863), ligure di Oneglia, figlio di un commerciante ginevrino di olio e grano, ricoprì cariche politiche. A seguito di un lungo viaggio in Nord Europa e in Russia, dal 1814 al 1817  decise di dedicarsi al commercio del libro, a carattere imprenditoriale, ma anche per  favorire lo sviluppo del Paese.

Il 25 gennaio 1820 V. aprì a Firenze un punto di ritrovo, definito “stabilimento”, per fornire servizi per il pubblico: tre sale per la lettura e una per la conversazione, giochi come gli scacchi e la dama, un servizio di ristoro dal  vicino caffè,  apertura dalle ore 8 di mattina alle 22,  distribuzione, su abbonamento, dei volumi in lettura dalle ore 9 alle 17. Erano disponibili i migliori periodici internazionali, una biblioteca consultativa dei libri ed una circolante per il prestito dei volumi che trattavano d’educazione popolare, letteratura, scienza, agricoltura, viaggi, in quanto Vieusseux voleva favorire il progresso culturale e sociale del pubblico. Nel 1840 i volumi posseduti erano 20.000, i giornali 140 scientifici e letterari.

Oltre al gabinetto di lettura, V. ideò un’impresa editoriale, fondando nel 1821  la rivista «Antologia», che riprodusse articoli dei periodici europei più importanti e, fino alla sua chiusura da parte della censura nel 1832, vari “pezzi” di giornalisti professionisti, come Niccolò Tommaseo.

Il Gabinetto fiorentino divenne nell’Ottocento il riferimento fondamentale per gli intellettuali, gli imprenditori italiani e stranieri tra i quali, tra i tanti,  Arthur Schopenhauer, Alessandro Manzoni, Giacomo Leopardi.

N. 78 The Commonwealth di 2 miliardi di persone

23 Settembre 2014 Commenti chiusi

Common e wealth letteralmente significa bene comune, in latino si direbbe res publica, cosa pubblica.

C’è chi traduce, invece, benessere comune. Di fatto è una comunità di 2 miliardi di persone (in India sono 1 miliardo) delle ex colonie dell’Impero britannico.

Nel XVI secolo c.w. indicò la comunità dei cittadini, nel XVII secolo lo Stato britannico. Dal 1840 c.w. venne usato nel significato attuale di unione delle ex colonie dell’Impero britannico.

Il commonwealth britannico nacque nel 1926 per unire vari Stati di 5 diversi continenti (America, Oceania, Africa, Asia, Europa) dell’Impero inglese, nel settore economico e culturale.

Nel 1949 mutò l’organizzazione: da allora divenne Commonwealth delle Nazioni.

All’interno di essa vi sono 54 Stati che si possono dividere in 2 gruppi :

Il primo gruppo comprende 16 Paesi che riconoscono la regina Elisabetta II come loro sovrana e Capo di Stato, tra questi 10 in America: Antigua e Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Canada, Giamaica, Grenada, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine; Australia, Isole Salomone, Papua e Nuova Guinea, Nuova Zelanda, Tuvalu, 5 in Oceania. Infine il Regno Unito, in Europa.

Ognuno di questi Stati ha una propria politica estera, interna, economica. La regina Elisabetta II ha un ruolo simbolico, in quanto, a livello esecutivo, Kamalesh Sharma, indiano, dal 2008 è segretario generale.

Il secondo gruppo comprende i restanti 38 Paesi, dotati di un proprio Capo di Stato. Tra questi anche altre 6 monarchie, oltre a quella britannica.

 

 

N.75 Consiglio d’Europa, dell’Unione europea, Europeo

22 Luglio 2014 Nessun commento
  1. Il Consiglio d’Europa è un’organizzazione internazionale per promuovere e tutelare la democrazia, i diritti dell’uomo, risolvere i problemi sociali e riconoscere le identità in Europa. Il Consiglio d’Europa fu fondato il 5 maggio 1949 col Trattato di Londra. Composto da 47 Stati anche non europei. Ha sede a Strasburgo, in Francia. Tra le sue istituzioni: il Comitato dei Ministri, l’Assemblea Parlamentare, la Segreteria Generale e quella Aggiunta, la Corte europea dei diritti dell’uomo, il Congresso dei poteri locali e regionali, il Commissario ai diritti dell’uomo, le Organizzazioni non governative                                                                                        ( www.coe.int )

    All’interno dell’ Unione Europea, invece, la Commissione Europea, il Parlamento Europeo, il Consiglio dell’Unione europea (2) , il Consiglio  Europeo (3), la Corte di Giustizia e quella dei Conti, la Banca Centrale Europea sono le principali 7 istituzioni.

  2. Il Consiglio dell’Unione europea o europeo, ha sede a Bruxelles. Sorto nel 1974 a seguito della prassi di tenere delle riunioni periodiche tra i Paesi dell’UE. Dal 2009 è diventato un’istituzione. Il Consiglio influenza la politica generale, l’integrazione dell’UE ed è composto dai Capi di Stato dei 28 Paesi Membri, che qui fanno valere i propri interessi politici, dal Presidente della Commissione Europea, dal Presidente del Consiglio europeo e con la partecipazione dell’ Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

  3. Il Consiglio Europeo ha sede a Bruxelles, ha compiti decisionali comunitari, di  esame delle proposte della Commissione, di approvazione, assieme al Parlamento, degli atti legislativi dell’UE,  di approvazione del bilancio,  di elaborazione  della politica estera, sicurezza, difesa dell’UE. Firma accordi tra l’UE e gli altri Paesi, coordina le politiche economiche. E’ costituito da Ministri dei governi nazionali di tutti i 28 Stati membri. Ogni sei mesi un diverso Paese membro assume quella che viene definita, semplificando, la “Presidenza dell’UE”, presiedendo le riunioni del Consiglio e fissando l’indirizzo politico generale (da luglio a dicembre 2014 per l’Italia Matteo Renzi l’ha presieduto). Non ci sono membri fissi.             ( http://europa.eu )

N.68 Scienze umane accanto a quelle tecniche

8 Maggio 2014 Commenti chiusi

E’ ancora attuale l’invito rivolto nel 2011, dal Prof. Vittorio Marchis non alle facoltà umanistiche delle Università italiane, che dovrebbero mantenersi (come negli Stati Uniti) destinate ad una minima parte della popolazione studentesca, bensì a quelle facoltà tecnico-scientifiche, dall’ingegneria alla fisica, dalla biologia alla chimica e alla matematica, perché escano dalla loro nicchia di pretesa autoreferenziale specializzazione e si confrontino con «l’altro e l’altrove».

     Da molti anni al Politecnico di Torino si è iniziato a proporre, ai giovani che iniziano gli studi di ingegneria, anche discipline delle scienze dell’uomo e della società, perché imparino a guardare al di fuori dei loro saperi professionali e  si pongano in relazione con le realtà che  rapidamente cambiano nella nostra società. 

Fonte: Vittorio Marchis, Professore Ordinario DIMEAS -Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale di TO,                                                                                      Le scienze umane come chiave per l’innovazione Domenicale de Il Sole 24 Ore, 23 ottobre 2011; http://homopolitechnicus.blogspot.it/2011/11

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V.Post n.61 Cultura scientifica ed umanistica insieme

N.64 Italia a favore di Unicef vende immobili

2 Aprile 2014 Nessun commento

UNICEF ha finanziato i propri progetti in Medio Oriente, Africa  e in altre zone del mondo tramite il web,  consentendo di salvare migliaia di bambini con vaccinazioni e kit salvavita e alimenti terapeutici, tramite la vendita di immobili avuti in donazione ed in eredità : il progetto  non è mai stato realizzato in nessun altro Paese, tranne  che in Italia.

L’UNICEF è stato beneficiario di diverse proprietà in tutta Italia. Per rendere veloce ed efficace questo processo si è ricorsi ad Internet e ad Immobiliare.it.

Sono disponibili oltre 20 immobili nel network di professionisti selezionati dal portale.

N.53 XVII sec.-donne veneziane: zoccoli di legno e scarpe

23 Novembre 2013 Nessun commento

Fino a quasi tutto il Seicento le donne di Venezia indossavano ai piedi, come calzature, zoccoli di legno con una parte in cuoio per legarli ai piedi, con suole che avevano supporti di 15-20 cm e persino di 40-50 cm. In questi ultimi casi le signore erano accompagnate, quando uscivano di casa, da qualche domestico o parente, onde evitare cadute.

L’ideazione di queste calzature, sorta per la necessità di evitare di sporcarsi nelle pozzanghere e nella fanghiglia delle calli veneziane, permase anche quando si pavimentarono le vie. Alla fine del XVII secolo vennero realizzate  scarpette più comode .

L’immagine è tratta dal sito www.wikipedia.it

N.33 La sfilata di fine 800: comunicazione della moda

4 Aprile 2013 Nessun commento

Le sfilate di moda sono un’invenzione degli ultimi decenni dell’Ottocento. In precedenza, in Europa, le novità della moda venivano diffuse per mezzo della stampa specializzata, dei figurini, dei dipinti che riproducevano le nobildonne. Talvolta realizzate a grandezza naturale, le bambole-indossatrici (le pupe) erano lo strumento di cui le sartorie si servivano per far “sfilare” all’interno dei propri atelier la loro produzione.

Il primo a rivoluzionare queste modalità di comunicazione fu Charles Frederick Worth (1825-1895), il padre dell’haute couture, che decise il gusto da proporre alle clienti e introdusse la collezione, l’etichetta firmata, l’impiego delle modelle. Le sfilate rappresentarono il profondo cambiamento nella moda, dall’abito sartoriale- prodotto esclusivo, all’abito creato per una clientela numerosa, rendendo ogni abito particolaregrazie alle guarnizioni.

Negli anni della Belle Époque la sfilata adottò un nuovo linguaggio per comunicare le novità della moda.

In Italia, la storia delle sfilate ha inizio con la sfilata organizzata da Giovanni Battista Giorgini  (1898- 1971), nel 1951, a Firenze. Sino ad allora le sfilate si erano svolte negli atelier, in teatri. Alla sfilata del 1951 assistette un selezionato pubblico straniero di giornalisti ed acquirenti dei principali grandi magazzini americani: fu per l’Italia l’anno della conquista della legittimazione internazionale. Negli Anni 60 le case di moda romane, per mezzo del cinema, diffusero le loro creazioni, contribuirono a rendere Roma la capitale dell’Alta Moda, mentre Firenze si dedicò alla presentazione delle collezioni di boutique e maglieria e, nel 1972, di abbigliamento per uomo. All’inizio degli Anni 70 ,alcuni creatori di moda (Missoni, Krizia….) sfilarono a Milano, e, in un decennio, Milano diventò la capitale internazionale del prêt-à-porter 

La foto è tratta dal sito http://www.sfilate.it/category/moda-donna/abbigliamento-donna

Fonte:http://www.moda.san.beniculturali.it/wordpress/?page_id=271

N. 32 Linguaggio della moda. Prêt-à- porter

27 Marzo 2013 13 commenti

Prêt-à-porter ( pronto per indossare ) è un termine entrato nel vocabolario della moda alla fine degli Anni 40, quando i Francesi l’usarono per tradurre il termine americano ready-to-wear .

Il linguaggio della moda subiva il processo di americanizzazione che stava, allora, investendo l’Europa.

Negli Anni 30 l’America fu la nazione su cui maggiormente incisero le conseguenze della crisi del 1929 e che adottò misure severe contro le importazioni. Tra i prodotti più colpiti dagli aggravi daziari i pizzi di Calais, su cui fu applicato un dazio del 300%, i cappelli, i ricami, il tulle e i lamè francesi, oltre naturalmente alla seta, alla pelletteria e ai capi di abbigliamento in lana.

A seguito dell’introduzione dello Smoot-Hawley Tariff Act , le esportazioni francesi negli U.S.A. si ridussero sensibilmente. Dopo un decennio di rapporti commerciali intralciati dal protezionismo, nel 1940 gli eventi politici europei segnarono l’avvio di un periodo di valorizzazione delle risorse creative autoctone americane e dall’ autonomia dai modelli di eleganza di Parigi.

La moda, originariamente intesa come accessorio di uno stile di vita tipicamente femminile, assunse pian piano nel 900 una connotazione culturale molto più ampia.

Diventò una caratteristica della storia del costume ed un simbolo autorevole nelle nuove tecniche di comunicazione di massa.

Il Made in Italy si propose anche come riflessione sulle origini della moda.

Creare moda significò esprimere un mondo interiore, ove modelli culturali, valori e tradizioni si manifestano mediante un dialogo non verbale.

Segue in Continuazioni http://ideabrillante.blog.tiscali.it/continuazioni/?doing_wp_cron

 Fonte: Ministero per i beni e le attività culturali, Direz.gener. per gli archivi, Sistema archivistico nazionale, http://www.moda.san.beniculturali.it/wordpress/?percorsi=pret-a-porter

 

 

 

N.8 CIAO CIAO – Smack- Salve – Il linguaggio dei saluti

2 Novembre 2012 3 commenti

I saluti hanno la funzione di mediare il rapporto con l’altro, aprendo e chiudendo diversi tipi di scambi comunicativi.

Buongiorno e buonasera, ad es., presuppongono la volontà di seguire le regole vigenti nella nostra comunità, per cui il mancato saluto di persone che si conoscono è considerato un’offesa.

I tipi di saluti sono molto vari.

Un caso significativo è  quello di ciao, dal veneziano s-ciao «schiavo»: originato evidentemente da un saluto cerimonioso («schiavo vostro») , è poi diventato la formula di saluto confidenziale per eccellenza, diffusa anche all’estero come fortunatissimo italianismo.

Nella scelta delle formule di saluto entrano in gioco quattro fattori socio-situazionali:

(a) il momento della giornata; (b) le variabili sociodemografiche età, sesso, ruolo;(c) la posizione del saluto nell’interazione: approccio, commiato, di passaggio;(d) la natura del saluto, individuale o di gruppo.

Quanto al fattore (a), si può scegliere tra buongiorno, buon pomeriggio ( in qualche zona d’ Italia) o buonasera; riguardo a (b),  tra  tu, voi o lei, tra buongiorno o ciao; quanto  a (c), tra buondì, arrivederci, di nuovo; rispetto a (d), tra vi saluto o arrivederla.

È probabile che il sommarsi di questi fattori abbia favorito l’attuale semplificazione  dei saluti.    ….Emblematica  l’attuale fortuna di salve, saluto di antica origine, affermatosi come formula capace di annullare i problemi di scelta.

Ad ampliare il repertorio si sono anche affermate formule appartenenti a lingue straniere, come ad es. bye-bye e, (h)ola.

….Le formule di saluto sono impiegate anche in altri tipi discambi comunicativi.

Nella comunicazione epistolare, in cui le formule di saluto erano tradizionalmente elementi di chiusura imprescindibili, sono scelte, in un repertorio che va da un estremo di formalità e di ritualità (distinti saluti, sentiti ossequi) ad un estremo di familiarità ( bacioni) e di libertà espressiva (salutissimi, baciotti, bacio bacio, smack, come nel linguaggio dei fumetti, ciauuuu).

La pratica del saluto rimane importante anche nelle nuove forme di comunicazione,  chat line, sms, e-mail, posta elettronica, nelle quali l’assenza di saluti è considerata  una violazione alle regole del galateo di Internet ( la cosiddetta netiquette ).

A seconda del mezzo, si conserva un legame più o meno stretto con lo stile comunicativo conversazionale o, nel caso della posta elettronica, con quello epistolare tradizionale.

I messaggi e-mail tendono ad adeguarsi  allo stile epistolare, ad es. per quanto riguarda la presenza fissa di formule di saluto finali che vengono spesso utilizzate anche in apertura, come nelle relazioni a voce.

 Fonte: Sabina Canobbio, Formule di saluto, Enciclopedia Treccani

http://www.treccani.it/enciclopedia/formule-di-saluto_(Enciclopedia-dell’Italiano)/

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Il galateo e le regole di civiltà obbligano ancora al saluto tra due persone che si conoscono “di vista” , si incrociano quotidianamente a casa, o in ufficio, o al corso in palestra, o entrambi  pendolari che si ritrovano regolarmente sul medesimo mezzo di trasporto?

Se la semplificazione impera, basta solo un cenno sorridente col capo, o un gesto di saluto  con la mano, o nemmeno questi?

Negli sms, scritti sempre in modo frettoloso, c’è spazio per un “ciao” o un “grazie”? Ridurremo il ciao ad una semplice ”c”? Che cosa ne pensate?