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Archivio per la categoria ‘Linguaggio delle fiabe’

N.72 Collodi, scrittore per infanzia: il toscano che inventò Pinocchio

14 Giugno 2014 Commenti chiusi

Carlo Lorenzini (1826- 1890) adottò il cognome Collodi, in riferimento al paese natale della mamma Angelina Orzali, maestra, cameriera presso la nobile famiglia toscana dei Conti Garzoni Venturi, moglie di Domenico Lorenzini, cuoco presso i Conti Ginori.

Carlo, primogenito di dieci figli, di carattere vivace, iniziò gli studi ecclesiastici presso istituti religiosi.Quando il fratello Paolo diventò dirigente della Manifattura Ginori, divenne impiegato e giornalista.

Nel 1848 e nel 1859 partecipò come volontario alla 1a e 2a guerra d’indipendenza.

Collaborò a diversi giornali: dall’Italia musicale al giornale satirico-politico Il Lampione, a Scaramuccia, satirico-teatrale.

Nel 1856 scrisse Un romanzo in vapore ed usò per la prima volta lo pseudonimo di Collodi. Scrisse poi Il viaggio per l’ Italia di Giannettino, ricco di humour.Nel 1876 il primo volume dedicato all’infanzia I racconti delle fate, in cui tradusse fiabe francesi di Charles Pérrault.

Dopo qualche dramma e romanzo teatrale creò testi scolastici per l’infanzia.

Le avventure di Pinocchio venne inizialmente, dal 7 luglio 1881, pubblicato a puntate, come “Storia di un burattino” sul “Giornale per bambini” e, nel 1883, venne pubblicato interamente in un libro.

Ottenne un successo che lo stesso autore non potè apprezzare, in quanto morì nel 1890 a Firenze. Collodi venne seppellito nel cimitero fiorentino di San Miniato al Monte.

Le avventure di Pinocchio è stato tradotto in 260 lingue e dialetti, pubblicato in 187 edizioni

V.Post N.71 Pérrault, Basile

V.Post N.34 nella parte su Cartoon Movie e Pinocchio di D’Alò

N.59 Dal racconto a voce alla fiaba scritta dei fratelli Grimm

2 Febbraio 2014 Commenti chiusi

 Jacob e Wilhelm Grimm  (1785-1863) (1786-1859) non furono autori di favole inedite, le annotarono, come cronisti, mentre le ascoltavano da altri. Le fiabe furono raccolte dai fratelli Grimm.

 Nel 2005 l’UNESCO ha posto la  loro raccolta di fiabe nel Registro della Memoria del Mondo http://unesco.de/mow.html?&L=2

Le favole dei fratelli Grimm sono  esempi di narrativa popolare di diversi autori.Poi, quando, agli inizi del XIX secolo, venne meno la tradizione orale, i Grimm decisero di scrivere queste favole di autori diversi da loro .

Iniziarono a raccogliere le fiabe, che le persone, di solito donne, raccontavano. Marie Hassenpflug, colta e di buona famiglia, Dorothea Viehmann, furono due narratrici. Da piccola Dorothea Viehmann aveva ascoltato nell’osteria di suo padre, le storie raccontate dai viaggiatori. Nel quadro I fratelli Grimm dalla narratrice di fiabe, di Louis Katzenstein (1822-1907) della fine del XIX secolo, Jacob e Wilhelm Grimm sono ritratti come cronisti in ascolto di Dorothea Viehmann. Uno dei due fratelli Grimm più sullo sfondo, trascrive su un libro la fiaba che viene raccontata.

Cenerentola è una fiaba probabilmente proveniente dalla Cina o, secondo altri, dall’antico Egitto, narrata in innumerevoli versioni, in vari stati del mondo.

In Occidente le versioni più note sono quella di Charles Pérrault (1628-1703)(che trascrisse una fiaba di Giambattista Basile, 1566-1632) e quella dei fratelli Grimm. L’omonimo film Cenerentola di Walt Disney , del 1950, è una versione del XX secolo. 

V.Post N.71 su Pérrault e Basile

Fonti: Sabria David, La fiaba vive. La nascita di opere aperte, dalla narrativa popolare a Wikipedia

http://www.slow-media.net/sabria-david  ;    Goethe Institut Italien  2013  www.goethe.de

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Mi sorge spontaneo riflettere sull’epoca in cui vissero i Grimm, la fine del 700. Quando i due fratelli  erano ancora adolescenti in Italia, a Recanati, nasceva il geniale poeta e scrittore Giacomo Leopardi  (1798-1937).

 

 

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N.21 La favola dell’abete in varie lingue europee

23 Dicembre 2012 1 commento

L’ABETE
In mezzo al bosco si trovava un grazioso alberello di abete, aveva per sé parecchio spazio, prendeva il sole, aveva aria a sufficienza, e tutt’intorno crescevano molti suoi compagni più grandi, sia abeti che pini, ma quel piccolo abete aveva una gran fretta di crescere. Non pensava affatto al caldo sole né all’aria fresca, né si preoccupava dei figli dei contadini che passavano di lì chiacchierando quando andavano a raccogliere fragole o lamponi. Spesso arrivavano con il cestino pieno zeppo di fragole oppure le tenevano intrecciate con fili di paglia, si sedevano vicino all’alberello e esclamavano: «Oh, com’è carino così piccolo!» ma all’albero dispiaceva molto sentirlo…. continua
THE FIR TREE
Far down in the forest, where the warm sun and the fresh air made a sweet resting-place, grew a pretty little fir-tree , and yet it was not happy, it wished so much to be tall like its companions– the pines and firs which grew around it. The sun shone, and the soft air fluttered its leaves, and the little peasant children passed by, prattling merrily, but the fir-tree heeded them not. Sometimes the children would bring a large basket of raspberries or strawberries, wreathed on a straw, and seat themselves near the fir-tree, and say, “Is it not a pretty little tree?” which made it feel more unhappy than before…

continua la lettura della favola sul sito sotto indicato. In sei lingue diverse dell’UE.

Fonte: www.andersenstories.com

N. 12 Crossmedialità. Linguaggio fiabesco.Letteratura per l’ infanzia

14 Novembre 2012 29 commenti

In Contaminazioni, Letteratura per ragazzi e crossmedialità, Anna Antoniazzi,  dottore di ricerca in Pedagogia e assegnista presso la cattedra di letteratura per l’infanzia all’Università di Bologna, tratta del passaggio di temi e personaggi della tradizione narrativa nei nuovi media, individuando alcune forme di contaminazione e di ibridazione.

La letteratura per l’infanzia è disciplina di confine, che abbraccia molti linguaggi.

Per quanto riguarda la crossmedialità (secondo la definizione di Max Giovanoli, riportata in Contaminazioni, la “forma espressiva di un nuovo modo di raccontare, fondato su idee e storie capaci di segnare spazi di affinità determinanti tra i diversi mezzi di comunicazione”),

Antoniazzi distingue tra crossmedialità specifica che parte da un determinato soggetto (di cui sono un esempio i Pokemon, che passano dal cartoon, ai fumetti, ai videogame, ai giochi di ruolo, ai film animati e ai gadget) e crossmedialità tematica, in cui uno stesso tema viene approfondito attraverso vari mezzi di comunicazione.
Da sempre c’è un contatto stretto tra la multimedialità e il fiabesco: già il cinema muto ha attinto alla fiaba e alla letteratura per ragazzi.
I personaggi di fiaba rappresentano metafore di aspetti dell’umanità. E’ interessante notare l’evoluzione delle icone femminili dalle fiabe tradizionali ai videogiochi: il loro ruolo cambia, assumendo una valenza da protagoniste. Il film Avatar di James Cameron, secondo Antoniazzi, è un indispensabile riferimento per la comprensione dell’immaginario contemporaneo, così come  Blade Runner negli Anni Ottanta e Matrix alla fine degli Anni Novanta. Il protagonista di Avatar si addormenta per svegliarsi in un’altra realtà, così come faceva la Bella Addormentata. Il personaggio di Peter Pan per esempio nasce in teatro, passa nella letteratura e poi diventa sempre più complesso: Spielberg lo fa addirittura diventare adulto.
La crossmedialità non è nemica della tradizione, ma un  suo valido alleato.
Fonte : http://www.letteratura.rai.it/articoli/antoniazzi-il-fiabesco-e-la-crossmedialit

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Nella storia dei fumetti va anche ricordato il periodo in cui i fumetti apparvero in televisione. P.es Nick Carter , della cui  storia tratta il seguente link:http://spettacoli.tiscali.it/articoli/libri/12/11/nick-carter-40-anni-interviste-de-maria-varetto.html

Il fumetto rimaneva fisso nella striscia, non era ancora “disegno animato”, ma,  giunto in TV, incominciava a piacere anche agli adulti.