Approfondimenti

12 Settembre 2017

   Sulla formazione dell’italiano:

   La fortuna, nel secolo XIV, della Divina Commedia di Dante, del Decameron del Boccaccio, e poi delle liriche del Canzoniere del Petrarca, fu alla base della prima affermazione del fiorentino nel resto d’Italia.  Nel XVI secolo, mentre si  affermò la lingua volgare nelle grandi opere letterarie, come quelle di Ariosto o Tasso, ma anche nella trattatistica e nelle opere storiche, come nel caso di Machiavelli e Guicciardini, il letterato Pietro Bembo propose, nella Prose della volgar lingua (1525), come modelli Boccaccio e Petrarca, rispettivamente per la lingua della prosa e per quella della poesia.Nel 1582, a Firenze, venne fondata l’Accademia della Crusca. Ispirandosi contemporaneamente alla lingua di Dante, Petrarca e Boccaccio, gli accademici svilupparono a partire dal 1590 un dizionario, il Vocabolario della Crusca che fissò definitivamente il toscano come norma per l’italiano letterario. Il Vocabolario della Crusca fungerà da modello per i dizionari che saranno ulteriormente pubblicati da parte delle diverse accademie della lingua in Europa.  Nel periodo post-rinascimentale, l’italiano venne progressivamente aprendosi all’influenza europea, dapprima verso quella della Spagna, poi dal XVIII secolo, a quella della Francia e dell’Inghilterra.

  Il lessico italiano ebbe , così, una notevole quantità di prestiti stranieri. La reazione purista che ne derivò, attiva specialmente nel secolo XIX, non resistette al movimento di idee che portò all’unificazione politica dell’Italia. Alessandro Manzoni sentì fortemente l’esigenza di una lingua unitaria, viva e vera, non solo per gli usi letterari, ma anche come mezzo di comunicazione generale tra tutte le persone.     …Nella grande varietà dei dialetti italiani si scelse il fiorentino. L’istruzione obbligatoria, la diffusione della cultura e dei mezzi di comunicazione di massa, lo sviluppo economico e industriale, l’urbanizzazione e le migrazioni interne, l’esperienza delle due guerre mondiali e del fascismo contribuirono ad imporlo come lingua comune. Nel periodo fascista ci fu un’ organica politica linguistica a difesa dell’italiano, con interventi per la soppressione dei dialetti, per espellere le parole straniere e per sostenere la conoscenza del latino.

…Soprattutto con la piena partecipazione alla vita democratica della nazione gli italiani trovarono una lingua comune, che, per quanto in rapida evoluzione e sottoposta ai rischi della modernità, rappresenta un tesoro prezioso attraverso cui si può leggere la storia.

..L’italiano è una delle grandi lingue di cultura, ben rappresentata da una letteratura e da una poesia di alto profilo, da una vivace cinematografia d’autore e da una produzione teatrale significativa.

..Il prestigio letterario dell’italiano emerge, fra l’altro, dai Nobel assegnati a tre poeti, Giosuè Carducci nel 1906, Salvatore Quasimodo nel 1959 e Eugenio Montale nel 1975, ad una scrittrice, Grazia Deledda nel 1926 ed a due autori di teatro, Luigi Pirandello nel 1934 e Dario Fo’ nel 1997.

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